domenica 7 marzo 2010

buon otto marzo

lunedì 1 marzo 2010

mercoledì 13 gennaio 2010

La Stanza

Pensieri al ritorno dall'Africa
 

Quando la stanza non c'è

...quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto...
Vangelo di Matteo

E chi la stanza non ce l'ha?

L'esortazione di Gesù ci fa pensare che ai suoi tempi non ci fossero dei senza tetto, se non in casi eccezionali. Uno di questi casi riguardava chi era in viaggio e non trovava posto in albergo, o non aveva abbastanza danaro per pagarlo, ma a questo sopperiva la tradizione comune a molti popoli di dare ospitalità al viandante.
Tutti gli altri si presume avessero un tetto, e delle pareti, sotto il quale rifugiarsi, ripararsi dalle intemperie, ritrovare un po' di privacy. Una casa di fango, una capanna di paglia, una tenda per i nomadi, oppure un castello come quello di Erode.

In Africa, nei villaggi più poveri e sperduti ho visto capanne che, pur essendo piccole, al loro interno erano suddivise in modo tale da permettere al nonno, ai genitori, ai figli, un luogo riservato. Si poteva chiudere la porta e pregare il Padre nel segreto.
Ma man mano che mi avvicinavo alle città, questa possibilità si riduceva. Ho visto famiglie intere vivere in cubi di cemento di dodici metri quadri, poi ho visto vecchi e bambini dormire sui marciapiedi all'ombra dei grattacieli, infine ho visto centinaia di famiglie vivere sopra le discariche a cielo aperto.
Non parliamo di porte, si accontenterebbero di molto meno, ma per questa gente di quale stanza sta parlando Gesù?
 
Non solo in Africa
Anche nella nostra civilissima Europa dalle presunte radici ebraico–cristiane, che dovrebbero comprendere la prassi dell'ospitalità e non quella dei respingimenti, spesso per annegamento; anche nella nostra nobilissima Italia, terra di santi e di eroi e di crocifissi, ho visto uomini, donne e bambini dormire sotto i ponti o nelle stazioni.
Ho visto uomini, donne e bambini costruirsi una capanna di assi e di cartoni, ai margini delle città, e poi vedersela distrutta da una delibera comunale e dai bulldozer.
Dopo duemila anni da quell'esortazione di Gesù a ritirarsi nella propria stanza, chiudere la porta e pregare il Padre nel segreto, dobbiamo constatare che sono aumentati in maniera spaventosa e intollerabile coloro che non dispongono nemmeno di un riparo per la notte, mentre allo stesso modo sono aumentati i castelli erodiani.
Erode sa di essere nel peccato, e ha paura. Tanta paura da contemplare nel progetto di uno dei suoi castelli una “via di fuga” che gli permetta di sottrarsi all'ira di Dio e dei suoi profeti.
Dopo duemila anni di predicazione cristiana, l'umanità, piuttosto che progredire, sembra essersi involuta.
 
Non per invidia
Non credo che la gente sia in generale invidiosa dei ricchi e dei loro castelli. La ricchezza è sempre stata una musa ispiratrice per lo spettacolo di massa.
Un po' artistica, un po' circense, la ricchezza, solitamente povera di buon gusto, suscita ancora meraviglia, ma anche ironici sorrisi, se non ilarità, quando si esprime per esempio attraverso faraoniche dimore chic o eccentriche sfilate di moda, comprese quelle ecclesiastiche.

Nessuna invidia dunque. Ma se vieni a sapere che tu sei senza tetto perché duecento famiglie al mondo detengono un patrimonio pari a quello di un terzo di tutta l'umanità; quando ci sono autentici satrapi che devono chiedere alla servitù o servirsi di una mappa per sapere dov'è la loro “stanza di preghiera”, allora scopri che non per invidia si contorcono le tue viscere, ma per un senso di giustizia, quello stesso sentimento che ha fatto gridare a Gesù: Guai a voi o ricchi...
 
Bruno Giaccone